PubblicAzione. Anno VIII, N. 9/2019 08 marzo 2019

La rieducazione utile

Un progetto sulla violenza di genere

8 mar. - L’Associazione “Chiara” di Voghera (acronimo per Chi Ha Invano Atteso Riceverà Aiuto) ha organizzato presso il carcere di Voghera un progetto finanziato dalla Regione Lombardia sulla violenza di genere.
“Interrogare il maschile e il femminile: uno sguardo dentro e oltre gli stereotipi di domani” ha visto un gruppo di 14 detenuti affrontare con uno staff di psicologhe e un arte terapeuta i temi della violenza di genere e le motivazioni profonde che animano i comportamenti violenti. Partendo dal fenomeno della violenza di genere, sono state spiegate ai reclusi le diverse forme di violenza, a cui spesso loro stessi sono stati soggetti nell’infanzia, per spiegare anche le attività dei Centri Antiviolenza.
Come spesso accade, l’intervento su temi sociali è proposto nei luoghi dove si pensa possa essere utile intervenire per la prevenzione dei fenomeni, e prima di giungere al carcere lo stesso intervento è stato proposto nelle scuole superiori, in particolare l’Istituto Agrario “Gaslini” di Voghera che ha ottenuto buoni riscontri.
Fra i detenuti, la popolazione libera, uomini e donne, giovani e anziani trasversalmente, quale miglior veicolo del sentimento se non l’arte? Forte di questa convinzione, con l’aiuto degli esperti, il gruppo di detenuti si è cimentato nella produzione di dipinti che saranno esposti da oggi, giornata rappresentativa della ricorrenza dell’otto marzo, in una stanza del Comune di Voghera per essere viste dalla popolazione “libera” e sensibilizzarla sul tema: lo sguardo “dentro” non sarà quindi solo dentro alle mura del carcere ma anche dentro ogni cittadino, ogni persona che avrà modo di interrogarsi su cosa rappresenta, partendo dall’otto marzo, essere soggetto a discriminazioni di genere quando non vittima di violenza fisica e morale.
Sulla violenza di genere anche uno dei riferimenti territoriali FP CGIL Pavia, Fabio Catalano Puma, ha espresso interesse su come il tema è stato affrontato nel carcere di Voghera, notoriamente delegato alla custodia di detenuti ad alta pericolosità sociale. “Credo che la concreta attenzione del sindacato al tema sia importante e la sensibilità sul tema specifico crea quella curiosità che serve a stimolare dibattito sociale su una piaga dei nostri tempi e se questo parte dal carcere possiamo dire che si tratta di un esperimento sociale molto interessante”.
I flash mob delle tristi “scarpette rosse”, il coinvolgimento della politica locale, fino all’intervento con i Centri donna e le vertenze supportate dagli uffici legali, rappresentano solo alcuni degli elementi che sottolineano come l’azione di sostegno e di emersione del tema, fino ad alcuni anni fa nascosto agli occhi sociali, abbia trovato una sponda nell’azione sindacale.
Anche sui posti di lavoro quindi si vive questo tipo di discriminazione, e lo stesso sindacalista la ha incontrata e combattuta; ora l’ambizione di far discutere sul tema gli stessi autori di reato, fra cui anche chi esercita maltrattamenti (e spesso come detto li ha subiti), segnala uno scarto di paradigma, cercando di incidere proprio quel tessuto sociale che occorre collegare al territorio. Il progetto si sviluppa quindi dalle scuole e dal carcere, una massima sicurezza come Voghera, attraverso un’azione colloquiale e visiva verso una società sempre più acre, seminando dubbi sul percorso di vita e progetti di rivincita, una scommessa che a Voghera si sentono di fare anche per migliorare ciò che sembra ormai un bollettino di guerra denso di esistenze spezzate dalla violenza che spesso colpisce l’anima più che il corpo relegando spesso le donne a condizioni sussidiarie.
Questa, dentro e fuori dal carcere, può diventare la rieducazione utile. (Barbara Campagna)

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