PubblicAzione-Newsletter. Anno VII, N. 22/2018 15 giugno 2018

Crescita zerosei
 
Ieri a Roma l’attivo nazionale unitario del settore educativo scolastico ‘‘0-6. Più servizi, più qualità, più partecipazione, più formazione’
 
15 giu. - Lucia Malorzo, educatrice dal 1981, lavora nell’asilo nido di Samarate (provincia di Varese). Un lavoro che definisce “faticoso” per “la complessità che si porta dietro”. C’è la ricerca, ci sono i progetti. Un lavoro fatto di osservazione.  Dice Malorzo: “Osservare i bambini, proporre materiali e spazi pensando a loro, a come potrebbero usarli e da lì far scaturire altri progetti. Hai in mente molte cose, ne nascono altre, allora ci riprovi, ti reimposti. Il nostro è un mestiere multitasking”. Ma le difficoltà non vengono affrontate con la tranquillità che può dare un numero di educatori adeguato e orari di lavoro idonei. Per esempio a Malorzo è capitato di dover gestire 14 bambini da sola perchè l’unica collega che poteva essere al suo fianco era in malattia. “Le amministrazioni non assumono. La conseguenza peggiore è la chiusura degli asili nido pubblici cui assistiamo con troppa frequenza, mentre crescono gli asili privati”. Il rinnovo contrattuale che si appresta ad essere discusso, così come la nuova legge sul sistema integrato di educazione e istruzione da zero a sei anni, contribuiranno secondo Malorzo a risollevare le sorti degli educatori e degli utenti. “E’ un momento straordinario, possiamo colmare a livello nazionale le carenze oggi demandate alle singole realtà. La contrattazione decentrata non può e non deve risolvere tutto”. Per Malorzo, che ieri ha partecipato all’attivo nazionale unitario del settore Educativo Scolastico 0-6, i finanziamenti previsti dalla legge e che stanno arrivando ai Comuni non devono essere spesi in convenzioni coi privati ma “vanno usati per far crescere la cultura, per garantire un’idea di prevenzione, di multiculturalità”. Cosa si aspetta la lavoratrice per il futuro del settore? “Più assunzioni: se manca qualcuno deve essere sostituito. Serve il turnover. Serve il coordinamento pedagogico. Tutto nell’ottica della qualità del servizio, per la cura, l’istruzione, la crescita delle persone”. (aa)

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