PubblicAzione-Newsletter. Anno VII, N. 16/2018 27 aprile 2018

Articolo 7 
di Manuela Vanoli, segretaria generale FP CGIL Lombardia


Sette sono i colori dell’arcobaleno. E 7 è l’articolo della Carta dei diritti universali del lavoro che riguarda il “diritto a condizioni ambientali e lavorative sicure”. Cioè il diritto a lavorare per vivere con dignità e non a lavorare per morirci. Il diritto alla sicurezza dei propri luoghi di lavoro, a partire dalle condizioni degli edifici e dalle misure per l’igiene, avendo gli strumenti e i dispositivi necessari a proteggersi. Il diritto, per le lavoratrici e i lavoratori, ad avere formazione ad hoc, ad avere tutela attraverso il ruolo di controllo dei rappresentanti sindacali alla sicurezza. Lavorare sicuri, per l’articolo 7, significa anche “il diritto a non subire vessazioni” né dal datore di lavoro né da altri lavoratori. Significa avere complessivamente protezione garantita “della propria salute fisica e psichica e della propria personalità”. La Carta, la proposta di legge d’iniziativa popolare promossa dalla Cgil e incardinata in Parlamento dopo aver raccolto oltre un milione di firme, è in attesa di diventare il nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Lo sarà, perché vogliamo una nuova conquista di civiltà. Come vogliamo che si affermi nel nostro paese la cultura della sicurezza del lavoro. Gli omicidi bianchi, gli infortuni e le malattie professionali sono diventati un’emergenza nazionale. Si continua a morire sul lavoro, a farsi male e ad ammalarsi di lavoro. Questo 2018 è già orribilmente segnato da vittime. Oltre 200. Troppe. È troppa già anche una. Basta. Bisogna investire sulla prevenzione. Potenziare i servizi ispettivi. Investire sulla legalità. Bisogna intervenire sul codice degli appalti perché il lavoro precario, povero, con condizioni al massimo ribasso e la mancata tutela della clausola sociale rappresentano un rischio in più per la salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Ed è un pericolo, in particolare per certi lavori, l’età avanzata: anche per questo chiediamo con la Cgil di cambiare le regole per andare in pensione. Questo Primo Maggio è dedicato alla salute e sicurezza e lo celebriamo con rabbia dolore e indignazione, anche noi del lavoro pubblico che abbiamo i nostri morti tra i vigili del fuoco, gli operatori dell’igiene ambientale. Che abbiamo chi si ammala nell’erogare diritti di cittadinanza, per overdose di turni, per le carenze di organico e i sovraccarichi di lavoro. La fase nuova che si è aperta con il rinnovo dei contratti nazionali delle funzioni locali e centrali e della sanità pubblica fa ripartire anche la contrattazione di secondo livello. Saranno ora le nuove Rsu a rivendicare, anche in tema di sicurezza, il rispetto e l’ampliamento dei diritti. Saranno di certo i nostri delegati Cgil a lottare per i 7 colori arcobaleno dell’articolo 7. Buon Primo Maggio a tutte e tutti.

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