PubblicAzione-Newsletter. Anno VI, N. 33/2017 03 novembre 2017

'Un sentiero difficile'

“Per noi deve  essere chiaro che qualunque percorso di confronto di attuazione della fase due richiede norme legislative da definire nella legge di bilancio ed in tempi utili per consentire alle parti sociali di sviluppare la loro iniziativa politica. Non avremmo perciò accettato percorsi che lasciavano mani libere al governo impegnandoci in un confronto senza scadenza e al termine del quale anche in assenza di accordo per il governo sarebbe scattato in automatico l’aumento della età pensionabile”. In una nota alle strutture, la segretaria generale Susanna Camusso riporta la posizione assunta ieri dalla Cgil durante l’incontro tra governo e sindacati confederali sulle pensioni

3 nov. – Si arriverà allo sciopero generale? L’incontro di ieri tra governo e sindacati confederali su pensioni e legge di bilancio ha rimandato, al tavolo tecnico del 6 novembre e poi al nuovo confronto a Palazzo Chigi del 13, i temi caldi sul tavolo, in cima quello dell’innalzamento dell’età pensionabile legata all’aspettativa di vita. Su cui l’esecutivo non vuole indietreggiare. Ma nel frattempo si lavora per verificare quali lavori gravosi potrebbero essere esclusi dall’aumento automatico a 67 anni che, dal 2019, manderà in pensione tutti, uomini e donne. “Una decina di giorni in cui verificare se esiste davvero la disponibilità a cambiare i meccanismi – ha detto ieri in conferenza stampa la numero uno della Cgil Susanna Camusso, ribadendo la necessità di rendere “più equo un sistema previdenziale oggi assolutamente ingiusto”. Il punto non è rinviare a giugno, attraverso decreto, lo scatto a 67 anni dopo che l’Istat ha detto che in Italia si vive di più, ma smantellare a monte l’impianto della legge Fornero. La segretaria generale ha anche sottolineato che “una cosa è discutere di sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo, un’altra è dire che il sistema previdenziale deve continuare a risparmiare”. Per questo il tema giovani è fondamentale. “Pensare a loro in termini sia previdenziali sia di lavoro stabile e dignitoso  è centrale – commenta Claudio Tosi, segretario della Fp Cgil Lombardia –. I giovani devono poter lavorare e devono avere garanzie di una prospettiva pensionistica decorosa. A quanto pare nell’incontro di ieri anche su questo punto sono mancate risposte, diversamente da quello che doveva prevedere la fase 2 della trattativa, dopo gli impegni presi dal governo con l’accordo del 2016”. Ma è la stessa Camusso a scrivere a tutte le strutture Cgil dei temi ancora elusi dal governo:  dalla pensione contributiva di garanzia alla previdenza complementare; dal riconoscimento del lavoro di cura delle donne alla stabilizzazione delle politiche attive e alla sanità. E della posizione presa dal sindacato sulle modifiche al funzionamento dell’anticipo pensionistico sociale. I lavori non sono tutti uguali e va riconosciuto. Ma “se l’idea che muove il governo è esclusivamente quella di allargare la platea dell’Ape Social” non ci siamo. “Per la Cgil infatti il meccanismo va ridefinito nel suo complesso, e i lavori che vanno considerati in maniera diversa non  sono sovrapponibili a quelli della platea dell’Ape sociale”. In cui oggi sono, ad esempio, incluse maestre d’asilo e infermieri col turno notturno. “Governo non fare il furbetto. Le lavoratrici e i lavoratori hanno dato fin troppo, ora basta!” afferma Tosi.

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