PubblicAzione-Newsletter. Anno VI, N. 25/2017 03 luglio 2017

Intervista a Manuela Vanoli

Manuela, sei la nuova segretaria generale della Fp Cgil Lombardia. Cosa pensi di te? ‘Dico sempre, con Groucho Marx, che non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci una come me’.

Di sicuro l’ironia è una tua cifra stilistica. ‘Come il fatto che sono negata a dipingere, però mi cimento’.

Intanto hai i capelli tinti di rosa e ti piacciono i tatuaggi. ‘Ma anche viaggiare, in paesi con culture diversissime dalla nostra. Non ho mai visto l’Europa ma sono arrivata dall’altra parte del mondo, in Polinesia’.

Las Vegas è invece una tappa fissa perché ci vive il tuo amato cugino. E un’altra tua fissa sono gli sport. ‘Sì, ne ho praticati diversi. Vela, sci, karate, e ora in particolare haidong gumdo, la spada coreana. Mi piace sfidarmi e superare me stessa. Questo, nella mia vita, ha un valore ambivalente. Mi misuro, ma raggiunto l’obiettivo penso già a quello dopo. Sono sempre dentro la sfida e non mi godo il risultato’.

Farai così anche ora che guidi la categoria regionale? ‘Diciamo che, in questo caso, la mia indole è in linea con le tante sfide da affrontare, una via l’altra!’.

Hai lavorato da infermiera all’ospedale di Varese. Come hai scelto di entrare in Cgil? ‘Lavoravo in terapia intensiva e intanto studiavo all’Università, preparavo l’esame di relazioni industriali. Dissi a una collega che oltre alla teoria sarebbe stata interessante anche la pratica, di un mondo per me allora lontano. Anche se vedevo già nella Cgil l’unico sindacato. Ebbene, dopo un’ora di fronte a me c’era un delegato che mi ha iscritta e chiesto se volevo iniziare un percorso sindacale. Mi sono candidata alle elezioni Rsu del 1998, le prime. Da lì ho scoperto che è vero che la vita sindacale o la odi o la ami. Dalla Cgil non sono più uscita. Ma c’è anche un altro aspetto, più intimo’.

Cioè? ‘Stavo passando un periodo difficile sul piano personale, per cui ero tutta lavoro. La Cgil mi ha ridato la voglia di combattere, quella mia di sempre, come a scuola, fatta sempre in prima linea e da rappresentante di classe. La Cgil mi ha aiutata a uscire dal buio. Anche facendomi studiare come una pazza’.

Del resto metti la formazione tra le tue priorità sindacali. ‘La società è declinata nell’individualismo. I lavoratori non vedono speranze di cambiamento e si attaccano ai loro bisogni personali. Ma la soluzione è ricreare il collettivo e muoversi insieme per risolvere le cause strutturali dei problemi. Non basterà solo, come ci diciamo in Cgil, ritornare sui posti di lavoro. Il punto è come ci poniamo noi. E allora dobbiamo fare leva sulla formazione per schiodarci da pratiche dovute al fatto che nel pubblico impiego siamo giovani sul piano contrattuale. I contratti nazionali, fino al 1990, arrivavano per legge. Abbiamo cominciato a fare contrattazione vera iniziando a rappresentare pezzi del mondo del lavoro privato, no profit, che oggi raggiunge quasi il 50% dei nostri iscritti’.

Quindi? ‘Dobbiamo responsabilizzare e valorizzare le Rsu e i comitati degli iscritti, perché diventino autonomi nelle loro competenze. Finora, per aiutarli, ci siamo sostituiti a loro. Ma così è difficile farli crescere. Questo per noi è un primo grosso ostacolo da superare, serve un cambio di paradigma: modificare le nostre priorità. Dobbiamo partire da noi’.

In questo processo di riorganizzazione, c’è pure tutta la partita della comunicazione. ‘Sì, e ampiamente intesa. Bisogna trovare tutti i modi per coinvolgere, informare, raggiungere le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo. Per tutte le nostre battaglie, a partire dalla Carta dei diritti. Per le prossime elezioni Rsu. E nello scenario del rinnovo dei contratti: i lavoratori vanno resi partecipi giorno per giorno dello stato delle trattative e di un percorso di innovazione completa dell’impianto contrattuale. Così da poter votare in modo consapevole la piattaforma’.

Ma se ti obbligassi a scegliere la sfida per te ora più alta? ‘Sono due. Una è quella relazionale. Tenere insieme una squadra compatta che lavora all’unisono. L’altra è convincere i lavoratori che non possiamo più permetterci di lamentarci per come vanno le cose e chiuderla lì. Ognuno deve fare la sua parte per cambiarle’. (ta)
 
--- Con questo numero termina, per un po’, l’invio della nostra newsletter del lunedì. Qui sotto potrete leggere il saluto del nostro direttore Florindo Antonio Oliverio. In attesa di ritrovarci di nuovo su PubblicAzione, continuate a seguirci sul sito e a interagire sui social. Grazie, e ciao!

Buon lavoro, Manuela!

di Florindo Antonio Oliverio

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