Cerca

Ssn / Gli attacchi a un baluardo

Una sanità che funziona, ma non per tutti allo stesso modo. E con molte incognite sul futuro
4 giu. – La legge 833 del 1978 che ha istituito il servizio sanitario nazionale compie quest’anno 40 anni. E’ stata una delle più grandi conquiste sociali del nostro paese. “Anche se ferito dai tagli inferti da insensate politiche di austerity – commenta la Cgil nazionale - rappresenta ancora oggi un baluardo fondamentale per la tutela della salute e, grazie soprattutto all’impegno quotidiano di tanti operatori,  ha impedito che la lunga crisi economica causasse danni ancora più profondi. Il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e universale, per quanto imperfetto e maltrattato, ha dimostrato di essere un vantaggio per tutti”. La riforma costituzionale intervenuta dopo l’emanazione della legge 833 ha riarticolato il sistema in 20 servizi sanitari regionali. “E’ un punto critico che andrebbe corretto – commenta il segretario lombardo della Fp Cgil Gilberto Creston –. Ha creato differenze notevoli da territorio a territorio nell’accesso alle cure e nella qualità delle stesse”. Qual è la situazione in Lombardia? In questi anni è stato garantito complessivamente un servizio di alta qualità. “Tuttavia – segnala Creston – le scelte dei governi regionali hanno modificato, in peggio, la legge nazionale. La prima picconata l’ha data l’amministrazione Formigoni separando le attività di programmazione affidate alle ex Asl dalle attività di erogazione assegnate alle aziende ospedaliere. Con la riforma socio-sanitaria del governo Maroni questo processo si è ulteriormente rafforzato e le poche attività di produzione delle attuali Ats sono passate alle Asst, indebolendo i servizi territoriali”. Un altro principio impostato dai governi Formigoni e mai cancellato è stato, secondo Creston, la parificazione e la competizione tra pubblico e privato, che ha ridimensionato e indebolito il servizio pubblico. Per quanto riguarda il personale, la mancanza di investimenti in risorse umane ha generato uno dei problemi più spinosi, la carenza di tutte le figure professionali, sia del comparto che della dirigenza, con conseguenze pesanti in termini di carichi di lavoro, sospensione dei riposi, richiami in servizio, reperibilità, mentre 4mila operatori sono ancora assunti con contratti precari. Aggiunge Creston: “Modificando la geografia dei bacini d’utenza, la riforma ha accorpato alcune realtà ospedaliere portando a processi di mobilità del personale che hanno creato disagi e condizioni economiche per molti peggiorate”. Resta poi ancora aperto il problema irrisolto dei tempi d’attesa per molte prestazioni. Le mancanze del servizio sanitario lombardo e nazionale ricadono inevitabilmente sui cittadini. Mentre da Nord a Sud si susseguono le notizie di aggressioni ai medici, apprendiamo che in Italia un cittadino su 10 rinuncia a curarsi. Se la sanità è fiore all’occhiello in Italia e in particolare in Lombardia, troppe ombre rischiano di oscurarla. (aa)
angela.amarante | 04 giugno 2018, 08:50
< Torna indietro