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Pa / Il diritto di partecipare, anche in Europa

I lavoratori pubblici devono avere più diritti anche a livello europeo. Lo sostiene la Fp Cgil, che, insieme al confederale nazionale appoggia il ricorso presentato da Epsu
17 mag. – “L’Epsu ricorre alla Corte di giustizia europea contro la mancata trasformazione in direttiva, da parte della Commissione, di un accordo raggiunto fra le parti sociali europee”. Una decisione, quella della Federazione sindacale europea dei servizi pubblici, sostenuta dalla Fp Cgil nazionale. Nicoletta Grieco, coordinatrice della categoria nonché vicepresidente del comitato europeo del settore amministrazioni centrali (NEA), ci aveva spiegato che la Commissione Europea aveva deciso di non tramutare in direttiva l'accordo su informazione e consultazione raggiunto nell'ambito del comitato europeo per il dialogo sociale siglato a Bruxelles il 21 dicembre 2015. Una scelta che discrimina i lavoratori pubblici rispetto ai privati, che già godono del diritto all’informazione, e che mette in crisi il dialogo sociale europeo. “Attraverso l’accordo, e ad una sua trasposizione in direttiva  – spiega la Fp Cgil nazionale in una nota a sostegno del ricorso presentato da Epsu - i quasi 10 milioni di lavoratori europei delle amministrazioni centrali avrebbero avuto il diritto di partecipare alle scelte relative a questioni come le ristrutturazioni, i licenziamenti collettivi, l’orario di lavoro, l’equilibrio vita-lavoro e la salute e la sicurezza. Estendendo quindi anche ai lavoratori del pubblico impiego quanto previsto per i privati, tenendo fede a uno dei diritti della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione”. La categoria conclude: “Ci schieriamo al fianco dell’Epsu, in difesa dei diritti dei lavoratori pubblici in ogni sede, anche in Europa”. (aa)
angela.amarante | 17 maggio 2018, 09:31
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