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#Rsu18 / Tra conciliare e il mare c’è ancora molto da fare

Ieri a Palazzo Lombardia l’assemblea allargata Fp Cgil sui temi delle pari opportunità e della conciliazione vita lavoro. Sorrentino (segretaria generale nazionale Fp): occorre un “approccio di sistema”
17 apr. – I dati occupazionali sulla parità di genere in Giunta e Consiglio della Lombardia, in Arpa, all’Inps di Milano e all’Afol (l’agenzia formazione orientamento lavoro) metropolitana, mostrano un trend in linea con la disuguaglianza in materia di cui soffre il paese. Sfugge al triste elenco la Camera di Commercio di Milano. Ma il quadro offerto ieri allassemblea organizzata da Fp Cgil Lombardia e di Milano a Palazzo Lombardia con lavoratrici e lavoratori e chi si candida per le nuove Rsu, ricorda che c’è molto da lavorare: per il salto culturale necessario a svoltare e per politiche che concretamente sanino questo gap. In tutti questi enti c’è una netta prevalenza di lavoratrici che decrescono però ai piani e agli stipendi via via più alti. “La testa delle donne spaventa” dice Barbara Rosenberg interpretando un monologo teatrale sugli archetipi femminili scritto con Emanuele Scataglini, altro candidato come lei.
Il totale complessivo di dipendenti in tutti questi enti è 7.973, di cui le donne sono 5096 (64%) e gli uomini il 2.877 (36%). È la delegata e candidata Lucilla Pirovano a mostrare ente per ente il divario di genere. Nella sua Giunta, ad esempio, il 63% del personale dipendente è donna, ma se tra i quadri ce n’è al 58%, tra i dirigenti si scende al 40% e tra i direttori generali al 14%. Un altro caso? L’Inps, dove le donne sono il 64% ma calano all’8% nel ruolo di direttore di sede provinciale e sono a zero tra i dirigenti di prima fascia. “Le donne sono di fatto discriminate, nonostante siamo più brave nelle performance universitarie e nei concorsi – afferma Pirovano –. Sono spesso messe davanti alla scelta della genitorialità o della carriera. E per chi opta per questa seconda si pone anche il tema del tipo di leadership femminile da adottare”. Perché succede invece che si rincorrano modelli maschili, nel tentativo di sfondare un muro, o meglio quel “soffitto di cristallo che non riguarda solo le donne, bloccate nelle carriere e in busta paga, ma un’intera cultura organizzativa”. È Gianluca Zanetti, neo candidato, a presentare gli esiti della consultazione on line fatta da Fp Cgil su flessibilità oraria e conciliazione che ha ottenuto 485 risposte di colleghi della Giunta. Il 73% dei partecipanti chiede interventi per aumentare la flessibilità oraria, la maggioranza sarebbe disposta a ridurre da 45 a 30 minuti la pausa pranzo, c’è chi propone di anticipare l’orario di entrata e chi vuole aumentare il personale che può accedere a telelavoro e smart working. Conciliare il lavoro con la cura dei propri bambini (senza dimenticarsi dei costi: il nido aziendale della Giunta è bello e moderno ma troppo costoso per le tasche dei dipendenti) e dei parenti anziani, o far fronte ai problemi di trasporto per chi ha la residenza lontana dal posto di lavoro, non tocca solo le donne. “è un tema che deve riguardare anche gli uomini” rileva Zanetti. Alla tavola rotonda, coordinata dalla giornalista del Giorno Patrizia Tossi, hanno partecipato i candidati Rsu Jacopo Mele, Alessandra Mondini e Riccardo Baldinotti (Giunta), Emanuele Scataglini (Consiglio), Antonella Trevisani (Inps Milano), Alessandra Zanni (Arpa), Mara Ghidorzi (Afol), Teresa Marino (Camera di Commercio di Milano). È lei a sottolineare che sebbene nel suo ente la parità veda più rosa (66% di lavoratrici, 69% nelle posizioni organizzative, 73% ruolo da dirigente), non manchino le spine: che, per chi s’impegna nella Cgil, diventano pure “obiettivi sfidanti”, come quello di arginare lo stress da lavoro correlato. Tra gli altri punti ripresi dal dibattito ci sono la formazione, una migliore conciliazione grazie a un incremento di servizi che facilitino i compiti di assistenza e cura, più trasparenza nell’attribuzione degli incarichi, progetti di azioni positive, la costituzione del comitato paritetico per l’innovazione quale luogo per presentare proposte. Tra loro, la segretaria generale Fp Cgil nazionale Serena Sorrentino ha parlato di un tema che, “profondamente culturale”, richiede un “approccio di sistema”. Cioè “programmazione”, attraverso la “valutazione dell’impatto di genere”. Servono “quelle che prima chiamavamo politiche dei tempi di vita e orari delle città. La conciliazione resta una responsabilità individuale se non incrociamo la contrattazione di posto di lavoro con la contrattazione sociale territoriale”. C’è poi la lacuna della scuola della Pa che non fa formazione ai dirigenti “orientata alle politiche paritarie”. E c’è la condizione delle “donne sandwich”: lavoratrici sui 55 anni con figli e nipoti e magari qualche genitore anziano e malato. “Pensate a liberare il tempo di queste donne provando a ricostruire equità nel sistema previdenziale. Non significa semplicemente farle andare prima in pensione. Significa anche riconoscere il valore positivo e il lavoro di cura, che è un’altra delle proposte della nostra organizzazione sindacale” rileva Sorrentino. Ancora, “oggi noi lavoriamo di più e peggio. Primo, perché la pubblica amministrazione non ha adeguato mezzi e strumenti all’altezza dell’innovazione organizzativa in termini di servizi che sono stati introdotti; secondo, perché l’occupazione si riduce, l’età aumenta, ma la produzione rimane costante. Quindi significa che sono aumentati i carichi di lavoro per ogni singolo lavoratore della pubblica amministrazione. A parità di salario e di orario di lavoro”. Che fare? “Aumentare l’occupazione. Perché è una politica redistributiva, perché è una politica che aiuta a migliorare la qualità del lavoro e soprattutto è una di quelle che ci può aiutare in futuro anche a costruire una cittadinanza del lavoro un po’ più paritaria puntando e scommettendo sulle nuove generazioni”.
tiziana.altea | 17 aprile 2018, 09:56
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