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Como: servizio mensa ‘fuori dal Comune’

I sindacati denunciano un atteggiamento frettoloso. Avevano chiesto di aspettare un anno, prorogare i contratti e cercare una soluzione approfondita e condivisa, ma il Comune tira dritto
16 feb. – Il Comune di Como ha deciso. Parte del servizio mensa verrà appaltato, a casa i 47 lavoratori a tempo determinato. Cgil Cisl Uil delle funzioni pubbliche hanno indetto lo stato di agitazione. L’allarme era stato lanciato qualche settimana fa. I sindacati avevano proposto il centro unico di cottura nell’area ex ospedaliera del Sant’Anna. Una proposta già allo studio dell’ex amministrazione comunale. Ma l’attuale giunta ha cancellato l’ipotesi, “senza nessuna perizia tecnica, nessun approfondimento”, come denuncia Alessandra Ghirotti, segretaria generale della Fp Cgil lariana. “Quello che chiediamo – dice la sindacalista -  è di aspettare un anno, prorogando i contratti dei precari, per avere tempo per studiare una soluzione alternativa, che non corroda un servizio di altissima qualità, apprezzato anche dalle famiglie, che intendiamo coinvolgere sulla questione. E che non lasci a casa 47 persone”. Per ora nessuna marcia indietro dall’amministrazione. Anche le cuoche assunte stabilmente non vogliono la privatizzazione. “Nell’ultima assemblea sindacale si sono espresse tutte contro questa opzione – racconta la coordinatrice Rsu del Comune di Como Simona Benedetti -. Sanno che la qualità del servizio ne risentirebbe”. Il problema è che le lavoratrici sono già stanche dai carichi di lavoro. I pasti da preparare sono 4mila al giorno. In questi anni, complice il taglio delle risorse, non ci sono mai state assunzioni stabili. “Se non qualcuna negli uffici, di livello C o D, mai livelli più bassi”, precisa Benedetti. Anche il sistema cimiteriale ne ha risentito: su 9 cimiteri 4 operatori sono assunti dal Comune, ma molti lavori, come il taglio dell’erba, sono stati appaltati. (aa) 
angela.amarante | 16 febbraio 2018, 08:10
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