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Bollate / Educatrici dei nidi in sciopero il 28 marzo

Bonfanti (Fp Cgil Milano): “Non si può far pagare alle lavoratrici anni di carenze gestionali, con l’amministrazione comunale che, a più riprese, ha rifiutato di assumere e stabilizzare il personale educativo. ...
... Non accettiamo né accetteremo deviazioni dal sistema di relazioni sindacali normato dal contratto nazionale  né che per risparmiare sui costi si colpisca la qualità dei diritti: di chi lavora e dell’utenza”. 

21 mar. – Le educatrici dei due nidi comunali di Bollate in sciopero il 28 marzo, per tutto il giorno. “I diritti sanciti dal contratto nazionale vanno rispettati”, tuona Alexandra Bonfanti, segretaria Fp Cgil Milano. Ad aggiungere legna sul fuoco ai motivi della protesta la lettera che ieri il sindaco Francesco Vassallo (Pd) ha indirizzato alle educatrici per invitarle a partecipare a “un gruppo di lavoro ristretto al fine di avere un confronto più concreto e diretto e di trovare (laddove possibile) convergenze organizzative ed economiche che avrebbero (forse) risolto il contenzioso sindacale in corso”. Immediata la risposta della Cgil. “Non possiamo non considerare tale iniziativa particolarmente grave, in quanto si tratta di un evidente tentativo di delegittimazione della Rsu e delle Organizzazioni Sindacali” ha scritto Bonfanti, diffidando formalmente l’ente dal procedere e ventilando, in caso contrario, anche di andare dal giudice e ricorrere per condotta antisindacale.
Perché questo sciopero? “Va premesso che le lavoratrici negli anni si sono fatte carico delle carenze di organico e organizzative. L’amministrazione, interpretando in modo restrittivo e arbitrario il contratto nazionale, ha deciso di aumentare a 35 ore settimanali, anziché 30, le ore lavorative di luglio” racconta. A luglio i nidi sono aperti? “Sì, per decisione di Regione Lombardia, che ha aumentato da 42 a 47 le settimane di apertura”. Come mai l’amministrazione comunale ha deciso di aumentare le ore di lavoro a luglio? “Il punto vero è come mai l’ente non tenga conto che contrattualmente le lavoratrici hanno una articolazione oraria che prevede sia il lavoro frontale con le bambine e i bambini, e attività con le famiglie, sia tempo per formazione e aggiornamento professionale e per il recupero psico-fisico. Stiamo parlando di un lavoro gravoso, è bene sottolinearlo” sostiene Bonfanti. Rsu e Fp Cgil accusano l’amministrazione di non avere nemmeno una graduatoria da cui attingere per sostituire il personale in caso di assenze. “Le educatrici a tempo indeterminato sono 22, quando dovrebbero essere 24. Le due precarie, a tempo determinato, sono assunte dalle graduatorie di altri enti, proprio perché a Bollate non ci si è mai adoperati per averne una propria – spiega la sindacalista -. Non assumere personale quando serve è una pecca seria delle nostre Pa, che si riflette sulle condizioni di lavoro, con aggravio di stress, e sui diritti di cittadine e cittadini. Penso in particolare alle donne, che vengono penalizzate su più fronti dalla stretta ai servizi pubblici” puntualizza Bonfanti.
“Solo attraverso l’investimento sul personale ed il rispetto delle specificità del contratto si può continuare ad avere un lavoro di qualità. Solo attraverso un lavoro di qualità si può continuare ad avere un servizio di qualità” dichiarano insieme  la Rsu e la Fp Cgil milanese.
tiziana.altea | 21 marzo 2019, 09:00
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