Cerca

UeCare / La rete sindacale al Parlamento europeo

Grieco (Fp Cgil nazionale): “Le ragioni del lavoro coincidono con l'affermazione della solidarietà, dell'antirazzismo e della lotta alla xenofobia che dobbiamo affermare con forza in questo delicato momento storico”
20 mar. - Funzione Pubblica Cgil, Federación de Servicios a la Ciudadanía de Comisiones Obreras (Fsc Ccoo) e European Federation of Public Service Unions (Epsu) hanno promosso un incontro al Parlamento europeo tra i parlamentari e i lavoratori che offrono i servizi di accoglienza ai migranti. Una delegazione è volata a Bruxelles per raccontare la propria esperienza nel campo del soccorso, accoglienza e integrazione, con la precisa richiesta di sostegno e di messa al centro di questi temi nella campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento Ue. Nicoletta Grieco, responsabile Dipartimento internazionale Fp Cgil, ha raccontato le iniziative di Melilla e Palermo, fulcro della campagna UeCare promossa dai sindacati, ovvero una rete europea che favorisce scambi e interazioni tra lavoratrici e lavoratori dei servizi per l’immigrazione. Ai parlamentari europei Grieco ha esposto il nodo politico: “I paesi che costituiscono la frontiera ideale dell'Unione non possono essere lasciati soli nella gestione dell'accoglienza; la migrazione infatti non può essere trattata come una questione emergenziale ma deve essere considerata strutturale, e per far questo va prima di tutto cambiata la legislazione che, con le regole di Dublino, ha caricato in maniera sproporzionata i paesi della frontiera sud; va riformata e basata su un sistema di ricollocazione su scala europea che tenga conto di criteri sociali ed economici dei paesi ospitanti nonché delle preferenze linguistiche e dei legami familiari dei migranti”. Ma il nodo politico è italiano oltre che europeo. “Il Governo italiano - ma non è certo il solo - ha emanato alcuni provvedimenti che in questi mesi stanno avendo delle ripercussioni anche sui posti di lavoro del settore dell'accoglienza”, ha denunciato Grieco. “Su circa 36mila lavoratrici e lavoratori coinvolti in tutto il settore dell'accoglienza la metà dei posti è a rischio e in particolare sono a rischio proprio quelle figure con alte professionalità che si occupano dell'integrazione: mediatori culturali, interpreti, psicologi ed assistenti sociali. Ad oggi abbiamo la certezza di 4000 esuberi nel settore”. A Bruxelles, a raccontare la sua esperienza, c’era anche una lombarda, Deborah Rota, assistente sociale per il Comune di Cassano d’Adda. Secondo Rota è in atto una riduzione della complessità del fenomeno migratorio che per questo motivo non viene gestito politicamente con l’analisi e la cura di cui invece avrebbero bisogno tutti, migranti, lavoratori, cittadini. “Al prossimo Parlamento europeo – ha dichiarato Rota  - chiediamo la previsione di una politica della migrazione che non sia l’insieme di interventi affastellati, in gran parte emergenziali, ma che parta da modalità anticipatorie, da un’analisi della complessità e possa fornire una pianificazione e una programmazione in grado di utilizzare al meglio le risorse”. Rota chiede anche l’utilizzo di un linguaggio diverso, specie tra i mass media, che non spersonalizzi i migranti portando anche alla svalorizzazione delle professionalità. Ora però è la politica a dover prendere un impegno, coi lavoratori e coi cittadini europei. Al Parlamento europeo Nicoletta Grieco ha chiesto di portare avanti “le ragioni del lavoro per l'Europa che verrà, e che vorremmo fosse solidale, aperta”. (aa)
angela.amarante | 20 marzo 2019, 10:09
< Torna indietro