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Quota 100 e licenze

La coordinatrice Fp Cgil Lombardia Trevisani sulle ‘ritorsioni’, a carico del personale Inps, della misura previdenziale. E il sindacato insiste: “serve un piano straordinario di nuova occupazione nelle pubbliche amministrazioni”
18 mar. – “Il tutto peserà ancora di più su condizioni e organizzazione del lavoro. Il personale e il tempo non sono sufficienti a gestire le attività aggiuntive messe in capo all’Istituto, già in cronica criticità per le carenze di organico, dopo anni di turn over bloccato”. Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil Lombardia, interviene sugli effetti che la misura previdenziale “quota 100” sta comportando per i dipendenti dell’Inps. “Alle lavoratrici e ai lavoratori, a fronte dei picchi delle pratiche da espletare per i quotisti, è stato chiesto, in modo diversificato sul territorio, anche nella nostra regione, di lavorare anche di sabato. Un carico in più che si aggiunge ai tanti già sulle loro spalle”. La prima finestra, per chi ha i requisiti e vuole andare in pensione con questa misura, sarà il prossimo 1° aprile. “E infatti qui si aggiunge un nostro ulteriore elemento di preoccupazione. Per velocizzare le pratiche si chiede ai lavoratori dell’Inps di procedere alle liquidazioni anche in assenza di un dato che certifichi la cessazione del rapporto di lavoro, con il rischio di pagare pensioni che potrebbero risultare non dovute – afferma Trevisani -. La situazione sta creando disorientamento tra gli operatori, abituati a seguire prassi consolidate e nella verifica della certezza del diritto. Senza considerare la moltiplicazione delle attività, per cui in un secondo tempo si dovrà procedere alle verifiche e all’eventuale recupero di quanto liquidato. Una situazione assurda: per i lavoratori  dell’ente e per i cittadini”.
tiziana.altea | 18 marzo 2019, 10:30
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