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Ricercatori sanitari / Intesa per la sezione contrattuale

Tutele contrattuali, definizione dei profili professionali, integrazioni al salario: tante le novità di un’intesa che i precari della ricerca sanitaria attendevano da anni. Evangelista (Fp Cgil Lombardia): finalmente cambia l’aria
7 gen. – E’ stato firmato l’accordo per la sezione contrattuale che disciplina la ricerca sanitaria degli IRCCS e IZS. “Una iniziativa fortemente voluta dalla Cgil – dice il coordinatore lombardo Fp Cgil Alberto Evangelista – e dalla Lombardia in particolare: qui ci sono alcuni degli istituti di ricerca più importanti a livello nazionale e anche i comitati dei precari hanno fornito un importantissimo contributo. La bozza di contratto che avevamo già elaborato nel 2016 è stata in parte ripresa. Nella nostra ipotesi iniziale era prevista anche la possibilità di accesso alla dirigenza già nel percorso a tempo determinato e non solo, ipoteticamente, dopo ulteriori 10 anni di precariato”. La novità più rilevante è la tipologia contrattuale che d’ora in poi dovrà essere applicata ai nuovi ricercatori: non più contratti di collaborazione ma rapporti di lavoro, pur se a tempo determinato per volontà del legislatore, contrattualmente garantiti. “Il neolaureato, che ha fatto formazione, che ha pubblicato studi, può iniziare come Ricercatore Sanitario in categoria DS (D per i collaboratori professionali alla ricerca) e poi proseguire il percorso di avanzamento di carriera all’interno della categoria. Con tutte le tutele contrattuali”. La Cgil ha sempre premuto per il tempo indeterminato, che oggi risulta impossibile per la mancanza di un finanziamento strutturale del ministero della Salute alla ricerca. Il nodo è sempre lo stesso: servono risorse per tenere in vita la sviluppo medico scientifico. Ma con l’intesa appena raggiunta lavoratrici e lavoratori hanno qualche certezza in più. Dice Evangelista: “Nell’aria c’era sconforto, si temeva che nessun accordo sarebbe mai stato raggiunto. Sono stati bravi i sindacati, e la Cgil con più forza di tutti, a pretendere un tavolo per arrivare a una firma”. Sono stati finalmente definiti anche i profili professionali ed è stato elaborato un sistema di premialità che, se ben interpretato ed utilizzato, potrà rendere più “appetibile” il percorso anche dal punto di vista economico. Certo, siamo lontani dagli standard europei, ma si tratta di un primo importante passo verso il pieno riconoscimento del ruolo di tutti i professionisti della ricerca sanitaria: ricercatori e collaboratori. “Ora il ministero deve fare la sua parte emanando i decreti per definire i criteri di valutazione e accesso”. Nei prossimi giorni i sindacati organizzeranno degli incontri per presentare l’accordo ai ricercatori. (aa)
angela.amarante | 07 gennaio 2019, 10:32
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